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sabato 12 dicembre 2009

dal taccuino del viaggio nelle Piccole Antille

Mercoledì 27 marzo 2002 (Cumberland - St. Vincent & Grenadine)

Stamattina tutti su Elendil! Siamo in undici e lo scopo della giornata è quello di fotografare il capodoglio dall’acqua; non abbiamo trascurato nulla: mezzi, uomini, donne, attori e comprimari, bel tempo; speriamo che all’ultimo non manchi proprio l’attore protagonista, il capodoglio!
Alle 9 inizia il primo turno di vedetta: Didier, Nicole, Eliane. Non passa molto che qualcuno segnala pinne nere: sono balene scortate da branchi di delfini. Si sente il soffio e subito dopo si vede spuntare il capo e il dorso del colosso marino e, se si è fortunati, anche la coda elegante.
Più sta sotto e più l’emersione è prolungata e il salto bello e ampio; l’immersione è di circa un minuto, un minuto e mezzo e spesso è difficile veder all’aria qualcosa di più della pinna dorsale. A volte emerge poi proprio dove non l’aspetti, inverte la rotta, passa sotto lo scafo, scortata fedelmente dai delfini. Col tempo iniziamo a intravederla sott'acqua, la pinna laterale bianca spicca come uno smeraldo incastonato in un vetro di acquamarina e ci prepariamo allo scatto puntando il tele nel punto giusto dove si prevede il frangersi della superficie blu come un cielo notturno. Poi ne avvistiamo altre due, le seguiamo per una mezzora, ma continuano a sfuggirci. Francoise sta appeso ad una cima sulla fiancata della barca, col la telecamera subacquea, pronto a calarsi in mare da un momento all’altro; va su e giù varie volte con manovre attente di Didier e Erik, ma è sempre troppo lontano dalla balena. Poi nulla. Allora ci prendiamo un bagno per dare sollievo alla pelle arsa dal sole; ma appena mi getto io è subito ora di ripartire, perché Marco ha sentito con l’idrofono dei suoni importanti. Ancora alla caccia per circa un’ora, infine ci stanchiamo di seguire questa megattera timida e proviamo a ritrovare le altre, ma non abbiamo fortuna e allora verso la mezza ci fermiamo per uno spuntino. All’una siamo di nuovo in cerca del capodoglio, ma avvistiamo solo un folto gruppo di delfini coi quali proviamo a fare il bagno; anche questo non riesce. Non è giornata.


Alle 16 rientriamo a Cumberland con pochi metri di pellicola che non si potranno utilizzare come materiale didattico; Ghetto-man è pronto per portarci a Barrouillie: un villaggio di pescatori, ancora non entrato nel villaggio globale. Casette dipinte in un caleidoscopio di colori, fogne a cielo aperto, bambini che giocano in strada, un campo di pallone come piazza centrale, una sonnacchiosa stazione di polizia, una bimbetta nuda che viene lavata dalla mamma alla fontana… piange e si dibatte, forse la temperatura dell’acqua è troppo fredda, ma appena ci vede, è tanto lo stupore che cessa il pianto, spalanca la bocca e resta impietrita come la statua di un ninfeo, con grande soddisfazione della madre, che però non ci consente di fotografare.
Ma il vero obiettivo della gita è visitare e parlare con chi caccia e macella i cetacei. Alla sinistra del porticciolo dove siamo sbarcati c’è, infatti, tutto un quartiere che vive dei proventi della balena: le barchette dei pescatori come Alex che la pescano, le vecchie che la macellano e gli adolescenti come Bini che sbiancano le ossa col cloro per venderle ai primi turisti che osano arrivare fin qui. Quando Marco tira fuori la telecamera e riprende i ragazzi, poi con uno schermo a cristalli liquidi fa vedere subito il filmato, tutti impazziscono ed iniziano a fare commedie e boccacce, bambini, ragazzi, adulti. Solo Carlos guarda impassibile e un po’ scocciato che basti un così piccolo aggeggio per far perdere la testa ad un intero paese.
I ragazzi hanno anche teste di globicefali e Alex ci disegna sulla sabbia con un'esile canna la parte mancante del corpo; prendiamo qualche costola/vertebra mentre Bini continua cantilenante a ripeterci che non c’è problema e se torniamo la prossima settimana ci fa trovare anche i denti a quant’altro. Infine arrivano i bambini, anche con loro foto, filmini e scenette, insomma Marco rischia davvero di essere sommerso dall’entusiasmo e Alex deve intervenire per calmare la marmaglia. Per fortuna finisce la cassetta e la telecamera diventa un oggetto inutile; torniamo alla barca, non senza prima aver salutato tutti alla maniera caraibica: pugno contro pugno e poi pugno sul petto.
Tornando gustiamo in meraviglioso tramonto sul mare; poi gli altri vanno al Beni’s bar come ieri per un rhum punch, ma io preferisco farmi un ultimo bagno anche per raffreddare i piedi che mi si stanno gonfiando. Salito in barca, finalmente da solo, mi prendo una doccia tonificante.
Questa sera dovremmo mangiare a bordo; mentre aspetto nel pozzetto il ritorno degli altri dell’equipaggio, una bella luna piena si alza dietro la sagoma nera delle palme e sotto il rumore assordante delle _____ (piccole rane che cantano come da noi le cicale). È allora che mi sento chiamare e li vado a prendere a riva col gommone.
La cena è fatta di pasta coi broccoli e formaggio di capra, il tutto annaffiato con ottimo vino rosso francese. Dopo cena ancora visita di quelli di Genesis e Roma, ma questa volta non mangiano e non bevono; vediamo invece una videocassetta di un incontro bellissimo con globicefali e megattere (datata maggio 2000 e la zona d’avvistamento era vicino a Turks & Caicos), un esempio di come poteva essere il nostro di oggi e non è stato, ma bisogna accontentarsi e poi il viaggio è ancora agli inizi.
Siamo tutti molto stanchi, soprattutto Corinne e Eliane che ridono perché le becco sempre a sbadigliare o con gli occhi chiusi; mannaggia potessi attaccare col francese!

venerdì 20 novembre 2009

IDHRA

Guscio in vetroresina 10 m x 3,40 m, velatura 66 mq; Io Tu Lui Jessica e Dustin Hoffman: 5 persone x 7 giorni & 7 notti sull’adriatico tra Romagna e Dalmazia. Io montanaro alla prima esperienza in vela, Tu pure ma di pianura. Forte differenza d’età, forte l’intesa: nasce naturale col passare delle ore, mentre il Montefeltro si liquefa nell’afa; s’alimenta ai soffi del vento che spande fragranze di crema e di pelle, quando il mare è l'unico elemento; si consolida con la passione per McCourt e il nuoto, fino a legarci gli occhi miopi e visionari in una gassa d'amante. All’imbarco sull’assolato molo di Rimini, distratto dai lavori in corso, non ti noto neppure e poi Tu e Lui siete già accoppiati sentenzia Dustin lo skipper… Io mai visto prima Jessica, e allora dormo nella dinette con Dustin. Mi butto sulla vela e vado subito al timone; ma il vento cambia direzione e senza preavviso m’imbatto nei tuoi occhi arabi e in quel sorriso di bambina trovo qualcosa che stavo cercando. Tu reggi il mio sguardo curioso, fai la linguaccia e ti diverte il mio disagio d'uomo saggio. Lui è lì, alla randa o al fiocco, che cazza o allasca, e Io penso mi vogliono incastrare nelle loro fisime di coppia… Jessica è simpatica, ha le vocali larghe, ma non è il mio tipo; l'accosto come diversivo, una copertura vana, ché tanto Dustin, vecchio lupo, non sbaglia un colpo; mentre Lui pazienta: ti ha già perso una volta e dev'essere stata dura. Tu mi chiami Rocco con quell'accento fresco e furbetto che m'intrappola: tentare l’ammutinamento, il naufragio o imporsi di veleggiare nella brezza e arrivare in porto? Quella notte alle Incoranate nella caletta, dopo la spanciata di cozze, in coperta attendo invano la tua risalita, spontanea o suggerita dal pancino, e non una stella ma tutta la via lattea mi cade addosso. Poi sguardi fugaci, piedini sotto il tavolo, allusioni da liceali in gita, un tramonto in compagnia e un’alba solitaria, un corpo umido avvolto tra cerata e asciugamani e tante cose non dette… M'illudo sia il nostro gioco con Lui come arbitro attento; solo a terra scopro che è qualcosa di più, e ci sto male, perché Tu spacchi la mia vecchia corazza, rimescoli le carte e mi fai cantare, ridere e piangere. Tu riparti con Lui, Io saluto Jessica e Dustin e risalgo il monte; nelle orecchie ancora il canto assordante delle cicale, e non posso non sentirmi simile a loro.


venerdì 24 luglio 2009

windsurf con ruote

Mare d'inverno

Triciclo con ruote di gomma, due a prua, una a poppa, tavola da surf gialla flessa dal peso del robusto surfista, i piedi fuori dai footstrap, le mani sul boma dirigono una vela triangolare, l’albero leggermente arcuato, le stecche gonfiate dal vento, il monofilm trasparente a righe oblique rosso, celeste, rosa, sfreccia veloce e silenzioso come un lampo di gioia lasciando profondi solchi sul bagnasciuga come unico ricordo e si perde verso sud.