domenica 20 settembre 2009

Mare d'inverno (finale)

Racconti dell'Adriatico

Ma attorno è tutto nero, il muro, il soffitto, la stanza, fuori, tutto è silenzio, la musica é finita, solo la ventola del proiettore manda un leggero fruscio. Spengo l’interruttore. C’è un attimo di niente. Il cuore batte, gli occhi pizzicano, lo stomaco è vuoto. E’ come tornare da un lungo viaggio nello spazio e nel tempo. Tornare a casa è sempre tremendo! Dopo avere allargato gli orizzonti, visto nuove cose, incontrato persone diverse, provato diversi modi di vivere, tornare tra quattro muri, in spazi angusti, riprendere il solito ritmo; il fluire lento degli eventi prende il sopravvento sulla volontà della persona, la tensione cala, i ricordi si fanno rimpianto. Avendo a disposizione il mondo, si finisce per vivere in un puntino sulla carta geografica, uno scoglio roccioso da dove si vedono le stesse albe e gli stessi tramonti; dei miliardi di persone se ne conoscono forse mille, veramente bene solo alcune o forse nessuna, neppure se stessi; l’ignoranza dell’altro crea la paura, genera l’odio. Il “villaggio globale” esiste solo sulle autostrade informatiche, è popolato da bit, byte, file, package, onde elettromagnetiche e non da persone o cose concrete: una realtà virtuale come un mondo parallelo che non si può toccare, vivere, ma solo vedere.
Cerco a tastoni la porta del terrazzo, finalmente la trovo, la apro. Si è fatto notte ed è ancora pomeriggio. Il cielo è stellato ed una grossa falce di luna ne illumina una parte nascondendo le stelle, altre luci al cromo formano lunghe stelle filanti in lontananza, una vasta zona resta al buio. A poco a poco l’occhio si abitua alla notte e vede meglio, vedi di più. Nel fondovalle c’è ancora la nebbia, non più bianca, ma grigio scuro, quasi blu, se non fosse per le onde messe in evidenza dalla luna gigante. Sul mare di nebbia la luna si comporta in modo inverso al mare d’acqua: il livello della nebbia ora è calato come in una bassa marea, ma la materia si è fatta più densa, impenetrabile.
Giro le spalle al mare e guardo la Città, col suo chiarore giallognolo, non dovuto alla luna ma a qualche strana malattia; le torri difensive, i tetti di coppi, le finestre accese, i muri rugosi, i lampioni firmati; la vicinanza fa apparire tutto piatto, senza spessore come certi scenari mobili in libri illustrati per bambini, un paese incantato, muto, tanto lontano dal fervore e dal chiasso dalla vita. Come è importante il punto di vista da cui si guardano le cose! Il fotografo di qualche anno fa per uccidere la noia di un giorno festivo si aggirava sulla spiaggia, tra i capanni, affondando le scarpe nella sabbia umida e rubava qua e là delle immagini, catturava dei momenti, lasciandosi portare dall’istinto, guidare dai tempi di otturazione e dall’apertura del diaframma. Lo spettatore di oggi, in preda ad una forza misteriosa, succhia queste immagini sul muro in rapida successione come in una galleria, ha una visione complessiva, può tornare facilmente indietro, confrontare, misurare, criticare. I due non vedono la stessa cosa: il rosso può diventare rosa, il verde blu, l’inverno estate, la tristezza allegria, il banale sublime e viceversa. Dal Cantone oggi sembrava di essere sul terrazzo di un faro, il sole era la grande lampada che illuminava il mare di cotone, nel grande mare si scrutavano imbarcazioni da salvare e sembrava di godere di chissà quale privilegio rispetto a chi stava sotto e nuotava alla deriva. Ora, da sotto, questo faro non pare così solido, così sicuro e non sembra indicare alcuna via al naufrago, tanto che è preferibile lasciarsi andare alla leggera corrente, piacevole lasciarsi trasportare dalle onde verso l’ignoto.
Chissà come appare ora dall’altra parte del mare, dalla terra di Marino, questo scoglio, il monte di Marino: la sagoma del Titanic in crociera straordinaria, in mezzo al fumo di questo vapore, tutte le luci accese, la musica dell’orchestra che ci accompagna, tutto sembra in festa con questi nuovi ritmi americani, il mare è calmo e non lascia supporre tempeste, per questa nera, nera nave che mi dicono che non può affondare...5



5 saccheggiando da TITANIC di Francesco de Gregori.

mercoledì 16 settembre 2009

message in a bottle


Mare d'inverno

La slide è bruciata dalla luce per metà, quella alta. E’ l’ultima. In basso si vede una bottiglia di vetro, conteneva alcolici, ora è vuota, ma ha ancora il tappo di plastica avvitato. A fianco un limone rinsecchito. Verrebbe voglia di lanciarla nel mare accecante di luce, nel fuoco della vita, di affidare un messaggio disperato a questo piccolo pezzo di vetro, un puntino nel mare, un onda nello spazio cosmico...
Just a castaway
An island lost at sea
Another lonely day
No-one here but me
More loneliness
Than any man could bear
Rescue me before I fall into despair
I’ll send an SOS to the world I’ll send an SOS to the world I’ll send an SOS to the world
I hope that someone gets my I hope that someone gets my
Message in a bottle4


4 from MESSAGE IN A BOTTLE by Sting

venerdì 11 settembre 2009

disco giallo 71

Mare d'inverno

Biciclette appoggiate al verde pastello di una cabina di cemento; lei si chiama pazzaglia, di lui si vede appena la ruota posteriore. Ora saranno sulla spiaggia, mano nella mano, guarderanno rincorrersi gli aquiloni, i loro occhi percorreranno le sfumature dell’anima, si bagneranno i piedi nell’acqua gelida, lei raccoglierà una conchiglia strana e la metterà in una tasca della gonna... Al ritorno si fermeranno dietro un capanno e si scambieranno affetto, amore e sesso, ciascuno secondo ciò che sente; sarà la prima volta o l’ultima, la più bella o la più tremenda. La ricorderanno. Resterà la conchiglia rara, il volteggio libero degli aquiloni e il capanno verderame con un disco giallo cromo che racchiude il 71 nero da puntare sulla roulette di un prossimo incontro.

venerdì 4 settembre 2009

relax

Mare d'inverno

Tra due file di capanni, in uno spicchio di luce, un vecchio stravaccato sulla schiena, le mani sotto la nuca, la testa verso l’ultimo sole, i piedi scalzi, i pantaloni arrotolati al ginocchio, una gamba alzata contro la parete di una cabina verde bottiglia, le vene gonfie e violacee, le scarpe da una parte sulle lastre in cemento, ...da una radiolina tuttoilcalciominutoperminuto.

martedì 1 settembre 2009

mascarade

Mare d'inverno

Sfilata in maschera di capanni protetti dalla sabbia e dalla salsedine con teli prendisole in plastica variopinta: tetti a capanna, trabeazione e colonne, ...tempio del sole. Buffonata, ridicolo, carnevalata che può essere più bella del vero, del serio, del normale. Felicità, allegria fatta di colori, fatta di niente.